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 CAPITOLO 2: IL NAUFRAGIO

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Gilthanas
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Gilthanas

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MessaggioTitolo: CAPITOLO 2: IL NAUFRAGIO   CAPITOLO 2: IL NAUFRAGIO EmptyDom 11 Apr - 10:21

Diario di Vanadis giorno dell'equinozio di primavera

Scrivo da una camera presa in affitto in quello che viene chiamato, regione di Prima Luce. Sono passati circa venti giorni da quando la mia nave è naufragata in quest'isola ostile. Il resto dell'equipaggio è disperso. La nave su cui era Melusine è sparita improvvisamente all'orizzonte. Ero quasi riuscita a raggiungerla prima che partisse ma il quartermastro non ha voluto saperne e mi sono lasciata convincere a salire sulla goletta che l'avrebbe affiancata nella traversata.
Tutto filava liscio sino a quando il cielo è divenuto improvvisamente cupo. Strano visto che non erano avvistate nubi all'orizzonte. La mia preoccupazione era fondata visto che, una volta dentro quelle strane nubi, la visibilità è scesa al punto da non scorgere i lineamenti delle persone a prua. Pareva di essere stati avvolti in una coltre di fumo dall'odore come di sangue bruciato che ti stringeva in una morsa di energia potente ma terrificante.
Impossibile scorgere le altre navi, compresa la Blu Zaffiro, la nave su cui ha navigato Melusine. Chissà se mi ha intravista mentre le urlavo dal molo mentre prendeva il largo. Non ne sono certa. Chissà se ce l'ha fatta, temo il peggio.
E' avvenuto tutto molto in fretta: un fragore impressionante ha colpito la coperta della nave accendendo un incendio che pericolosamente si stava muovendo verso la santabarbara. In pochi attimi mi sono ritrovata catapultata in mare a seguito di una tremenda esplosione. Ho arrancato verso la riva e stremata ho raccolto la spada di un soldato morente per difendermi dall'attacco di un uomo putrefatto che mi voleva assalire. Lo scenario attorno a me era irreale: decine di relitti tra vascelli, golette e velieri arenate in quella baia, urla di dolore che provenivano da gente smembrata e ferita. E poi c'erano questi esseri, vestiti di cenci, privi di anima che si cibavano della stessa carne dei morti.
Sono riuscita a raggiungere un piccolo accampamento dove ho potuto scaldarmi e mi sono state date indicazioni verso la cittadina più vicina. Ho chiesto alle persone che incontravo spiegazioni ma ancora non riesco a capire un granchè. Parlano di azoth, parlano di vita eterna, di energia che ti corrompe. Troppe cose al momento. Gilthanas aveva parlato già nella sua missiva di questo Azoth e questo mi fa ben sperare: forse sono arrivata in anticipo dove ci aveva chiesto di radunarci. Il punto ora è che vorrei avvertire lui e tutti coloro che hanno ricevuto come me la sua lettera dell'enorme pericolo a cui vanno incontro. Da quello che ho visto non si tratta di incidenti casuali: le navi vengono attirate in qualche modo e inesorabilmente e rovinosamente finiscono sulla costa. E' questa tempesta di energia che causa tutto. Ora la mia missione è innanzitutto accertarmi che Melusine sia ancora viva da qualche parte. Non so ancora come muovermi ma appena riprese le forze cercherò di fabbricarmi un'arma e perlustrare la zona. A quanto pare l'isola non è piccola e ci sono molti altri insediamenti. Chissà forse è finita da qualche altra parte.
Cercherò di non addentrarmi troppo nell'entroterra cercando di scorgere altre navi in arrivo. Sono certa che a rispondere all'appello di Gilthanas saranno stati in tanti e spero riusciranno ad arrivare qui. Mi sento impotente. Non posso avvertire i miei amici. L'unica cosa che posso fare è cercare di capire come funzionano qui le cose. Provare a preparare qualche scorta e avvertire tutti gli abitanti di darmi notizia di nuovi arrivi.
Continuerò a scrivere pagine di questo diario e le lascerò in giro nella speranza che vengano trovate da chi è qui per il mio stesso motivo.

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Gilthanas, capo delle Lance

Uuma quena en'mani lle ume. Uma ta ar'lava ta quena ten'irste'.
Non parlare di ciò che hai fatto. Agisci, e lascia che le tue azioni parlino da sè.
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Gilthanas
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MessaggioTitolo: Re: CAPITOLO 2: IL NAUFRAGIO   CAPITOLO 2: IL NAUFRAGIO EmptyMar 20 Apr - 20:09

Sono trascorsi circa 7 giorni dal mio arrivo. Purtroppo ancora non sono riuscita a trovare nessuno dei miei compagni ma sono certa che sia solo questione di tempo.  Quest'isola non è così piccola ed io sono sbarcata nella zona meridionale ad est. Il territorio  si estende sino ad una zona impervia a nord molto temuta dagli abitanti del posto. Difficile immaginarlo vedendo quanto verdeggiante e rigogliosa sembra apparire questa terra. Non mi sono ancora allontanata dall'insediamento ma sembra immerso in un'enorme foresta che si sviluppa all'infinito.
Sono riuscita ad ottenere dal locandiere alcune cartografie dell'isola e ho pensato di utilizzarle per scriverci sopra. In questo modo sul retro di questi messaggi sarà facile orientarsi e riuscire a ritrovarci.
La situazione politica qui non è semplice. Vi è l'interesse comune di dominare il territorio per garantirsi il controllo di questa forma di energia chiamata hazoth. Ogni insediamento infatti ha un vero e proprio governatore che definisce obiettivi, tasse e controlla militarmente la regione.
A quanto ho appreso i governatori appartengono a diverse fazioni politiche: in questo momento mi trovo nella regione chiamata "Prima Luce" che è governata da una fazione chiamata 'il Patto' che si fonda su principi di giustizia, regole i cui componenti si sentono eletti sventolando stendardi giallo oro.
Ne ho contate altre due per ora: una chiamata l'Unione dallo stendardo viola e l'altra chiamata dei Predoni che si dipingono anche il viso di verde. L'Unione crede nella scienza come forma di controllo totale, è per questo che aspirano a controllare la fonte dell'Azoth che non porrebbe più alcun limite alle loro alchimie. I Predoni invece sono invece tutto il resto: anarchici, ex-pirati, spiriti liberi che aspirano alla ricchezza e che per raggiungerla non si fermerebbero davanti a nulla.
Questi tre gruppi sono perennemente in guerra tra loro ed in maniera costante si affrontano per il predominio. Per ora questa zona sembra tranquilla ma mi hanno riferito che poco tempo fa era sotto il controllo dell'Unione e temono che una ritorsione prima o poi si verificherà.  Per ora cercherò di far trascorrere il tempo con un profilo basso. Sino a quando non ritroverò le Lance non voglio espormi in alcun modo o far correre alcun rischio a chi giungerà, poi vedremo il da farsi.  Forza ragazzi, vi sto aspettando.

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MessaggioTitolo: Re: CAPITOLO 2: IL NAUFRAGIO   CAPITOLO 2: IL NAUFRAGIO EmptyMer 21 Apr - 20:36

Un corno risuonò nella valle. Improvvisamente forti esplosioni di cannoni iniziarono a rimbombare in lontananza accompagnate dall'eco dei moschetti. Vanadis si affacciò dalla piccola finestra della sua stanza e vide un tumultuoso brulicare di gente riversata per la strada che correva: donne e bambini venivano invitati ad entrare nelle case e a barricarsi velocemente. Gente armata che portava il sigillo del patto che impartiva ordini militari urlando. Altri corni risuonarono nella cittadina e tutti i non-civili presero a prepararsi alla battaglia. Vanadis venne colta da un improvviso senso di disagio: non era il suo esercito, non conosceva nessuno li nè nessuno conosceva lei, ma le era impossibile ignorare i volti impauriti degli abitanti inermi. Prese l'arco e la faretra appesi al muro e corse giù per le scale. In un attimo si ritrovò nel mezzo della folla. Volse lo sguardo verso la direzione opposta alle persone che correvano e vide all'orizzonte una coltre di polvere da sparo ed  intravide il luccichio delle armi di un folto gruppo di guerrieri o aspiranti tali che sventolavano uno stendardo viola.
"Vogliono prendersi la città!" gridò un uomo barbuto e corpulento con addosso un grembiule di cuoio da fabbro. "Che Dio ci protegga" e dicendo questo prese il grosso martello dal tavolo della fucina brandendolo minacciosamente con due mani.
"All'armi! All'armi" intanto gridavano dalle torri le vedette. "cinquanta uomini, Unione, cinque cannoni!"
A quelle parole quello che appariva come un comandante in capo o governatore urlò:
"Più veloci! In salvaguardia le famiglie, presto! Arcieri sui tetti! Indossate le armature! Preparate i barili di polvere da sparo! Chi può combattere si prepari a difendere!" poi il suo sguardo per un istante sfiorò quello di Vanadis indugiando come per sollecitarla ad una reazione.
Dopo un attimo di smarrimento, quasi senza pensarci troppo si coprì il viso con uno scialle e si tirò il cappuccio sulla testa per proteggere la vista dal taglio del sole come da arciere esperto, si voltò e si inerpicò sulla tettoia più vicina. Si mise in posizione di tiro verso la strada principale di accesso. I cannoni mobili degli invasori continuarono lentamente ad avvicinarsi inesorabili. In poco tempo le palizzate in legno furono a portata. Il fragore delle schegge che esplodevano all'impatto fecero subito intuire quanto poco efficaci sarebbero state per la difesa. L'esercito del patto aveva avuto giusto il tempo di organizzarsi e il comandante diede ordine di utilizzare le porte laterali per provare un accerchiamento a tenaglia. I soldati più corazzati si piazzarono subito dietro la palizzata in attesa. Vanadis seguì la scena e decise di non restare immobile su quella tettoia ma di seguire il manipolo di soldati leggeri che si muoveva verso est. Scrutò la fucina e vide un'accetta da guerra appesa. Rotolò sulla strada e la afferrò.
"La prendo in prestito!" disse al fabbro che la stava guardando e che annuì senza rispondere. E facendo questo corse verso l'esterno.
L'unione aveva organizzato l'attacco con buona organizzazione: soldati con armature pesanti armati di spade e scudi, grandi asce e martelli da guerra erano in prima fila davanti ai cannoni mobili che sparavano alle loro spalle. Avanzavano quasi all'unisono con passo moderatamente lento. Probabilmente attendevano che i cannoni avessero finito il loro compito: sfondare il cancello principale. Ai lati altri guerrieri più leggeri ed al centro, protetti dal fuoco nemico figure più eccentriche e probabilmente magiche che impugnavano bastoni luminescenti che sprigionavano colori arcani. Avevano quindi il tipico assetto compatto che così spesso gli stessi Dragonlances avevano tenuto in tantissime battaglie. Vanadis conosceva così bene quella formazione che ne conosceva anche i punti deboli alla perfezione. Fu così che decise di inoltrarsi nella boscaglia avanzando rapidamente e lasciandosi il resto del gruppo alle spalle. Quella non era la sua guerra, non ancora forse, ma in una guerra non ci sono mai regole e non le avrebbero certo chiesto i documenti prima di ucciderla. Corse cercando di non farsi scorgere sfruttando il fragore dei cannoni e il fitto del bosco per superare l'esercito nemico. La sua era una certezza: quel tipo di formazione non va affrontata di fronte ma bisogna superarla e colpirla dal retro. Nessun esercito prevede protezioni. Tutta l'artiglieria pesante è davanti e la sua azione avrebbe potuto rallentarli  o comunque favorire poi l'attacco laterale. Certo era sola e la sua unica arma non poteva che essere che l'effetto sorpresa. Non poteva certo fare molto altro. Non appena si rese conto di aver superato l'esercito si nascose dietro un cespuglio e strizzò gli occhi per mettere a fuoco il suo obiettivo.
Era come pensava. Alle spalle non avevano previsto difese. C'erano dei giovani che aiutavano nelle operazioni di carica della polvere da sparo e che con dei carri trasportavano i relativi barili. Ecco, quello era il suo obiettivo. Se fosse riuscita ad accendere anche uno solo di quei carri sarebbe riuscita in ciò che poteva fornire quel vantaggio sufficiente alla difesa di intervenire.
Risultava evidente la differenza sostanziale di tre tipologie di soldati. I primi, i pesanti che indossavano elmi, corpetti, guantiere e calzari di metallo. Talvolta avevano anche maschere di acciaio in viso. Tipicamente usate per incutere timore o comunque per nascondere le espressioni del viso. Poi vi erano i soldati più leggeri dotati di protezioni di cuoio e poi vi erano coloro che affidavano la propria protezione alle arti magiche che non indossavano praticamente alcuna protezione. Il motivo era assai conosciuto: la magia subisce diminuzioni di intensità se il corpo dell'incantatore trova ostacoli. Tanto meno ostacoli trova la magia, tanto maggiore potrà essere la relativa canalizzazione di forze.
Il cancello cedette ed un coro impetuoso di urla provenne dal fumo dell'impatto con i soldati del Patto che corsero urlando verso l'Unione. Nello stesso istante il fronte dell'Unione prese a correre verso di loro. Lo scontro frontale stava per giungere. In quel momento Vanadis si posizionò, tirò la corda dell'arco cercando di prendere la mira e colpire il cannoniere che stava per far esplodere un nuovo colpo. La freccia venne scoccata e colpì la gamba del soldato che cadde urlando. La sua torcia venne raccolta da un giovane che puntò il dito verso la sua direzione. Altre frecce partirono poco prima di lei: erano il gruppo del Patto che stava fiancheggiando l'esercito poco prima di lei. Erano entrati tutti in azione. Un fragore di spade e armature vibrò all'impatto dei due eserciti pesanti.
Vanadis ricaricò l'arco e provò a colpire l'altro cannoniere. Puntò anche questa volta verso le sue gambe. Voleva bloccarlo non ucciderlo. Ma in quel momento sentì un massiccio colpo alla mascella che le fece perdere l'equilibrio e che la fece cadere rovinosamente di lato perdendo la presa sull'arco che balzò per terra. Per l'intensità del dolore la sua vista si annebbiò. Era stata assalita e non aveva previsto un appostamento. Rotolò velocemente per allontanarsi e poter prendere fiato. Il dolore alla mascella fu tremendo e un intenso fiotto di sangue le sgorgò dalla bocca. Era in difficoltà e cercò con lo sguardo di studiare il suo aggressore. Vide un soldato con una maschera metallica ed un elmo appariscente venirle incontro. Aveva uno scialle viola legato al braccio ed era armato di un grosso martello. Vanadis provò a rimettersi in equilibrio ed afferrò l'accetta che teneva alla cinta. Il soldato corse verso di lei vibrando il martello sulla testa. Vanadis fece appello a tutte le sue forze per scagliargli contro l'accetta. Ebbe solo un istante per prendere la mira e lanciare vigorosamente l'arma verso il bersaglio. Mirò alla testa ma il colpo finì di taglio coolpendo il braccio destro dell'aggressore. Un gemito metallico si sentì provenire dall'elmo. Il soldato indietreggiò per un istante. Il colpo l'aveva ferito ma non sufficientemente da metterlo fuori combattimento. Lasciò cadere il martello, troppo pesante da brandire con quella ferita,  ed estrasse uno stocco dalla fodera che poteva essere utilizzato con una sola mano. Vanadis però non aveva altre armi se non un sasso ai suoi piedi, una selce che afferrò velocemente. L'aggressore si sentì improvvisamente in vantaggio e si avvicinò in posizione di fioretto verso di lei. Non poteva combattere, era ferita e la mascella le pulsava dal dolore e inoltre era disarmata. Il suo arco era li, poco più avanti di lei ai piedi di un fitto cespuglio. Avrebbe potuto tentare di recuperarlo ma avrebbe aperto il fianco all'avversario rischiando di capitolare. L'unica opzione rimasta non era che la fuga. Con uno scatto fulmineo si spinse nella direzione opposta da cui era venuta. Tuttavia il soldato aveva già intuito le sue mosse e anticipandone il percorso la raggiunse e la sgambettò facendola cadere sulla schiena. Ora Vanadis era a terra e il soldato le bloccò il polso sotto il suo stivale. Puntò la lama sul suo volto e con la punta le scoprì il viso sino a quel momento coperto dallo scialle.
"Uccidimi, falla finita" disse Vanadis con il viso scoperto. Ma in quell'istante il soldato arretrò, lasciò cadere l'arma.
"I-Io, non potevo sapere..." disse nuovamente l'uomo
"Non sapere cosa? Maledetto"
"Io non sapevo che eri tu, avevi il volto coperto" si difese nuovamente il soldato quasi balbettando. E rendendosi conto delle sue parole quasi con colpevolezza si sfilò lentamente l'elmo dalla testa.
Qualche istante di silenzio e Vanadis gridò:
"Ma! Giullare!" ma in quel fare avvertì un dolore lancinante al volto che le ricordò del durissimo colpo ricevuto.
"Mi dispiace! Non sapevo!" rispose Giullare colpevole
"Ma che ci fai schierato in quell'esercito?" domandò severamente Vanadis.
"Non è stata una mia libera decisione, sono sbarcato vicino un loro insediamento, mi hanno aiutato facendomi promettere che avrei restituito il favore ed eccomi qua"
"Questa me la pagherai!" e così dicendo sospirò sdraiandosi sulle foglie.

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Solo uno stolto navigherebbe senza conoscere la rotta
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